Turismo rurale, 7,5 milioni in vacanza a settembre

Oltre un milione di presenze negli agriturismi, il comparto vale quasi 2 miliardi

Ben 7,5 milioni di italiani a settembre hanno scelto di prolungare le vacanze estive a settembre, anche per via di temperature miti e prezzi più bassi rispetto all’alta stagione. Tra le mete cresce il peso della campagna: secondo le stime, gli agriturismi supereranno il milione di presenze nel solo mese di settembre.

Il cibo, vero motore del viaggio

Il turismo esperienziale sostiene il fenomeno. A quanto pare, un italiano adulto su due ha partecipato durante l’estate ad attività legate alle produzioni tipiche del territorio, dalla vendemmia alla raccolta, alla trasformazione.

La vendemmi, attività molto sentita dagli italiani – Immagine generata con ausilio di A.I.

Il cibo si conferma come principale voce di spesa in vacanza: quasi un italiano su due, il 47%, ha acquistato prodotti tipici da riportare a casa come souvenir.

In cima alla classifica? Sempre i formaggi, seguiti da salumi, vino, dolci e olio extravergine di oliva.

La campagna recupera sul mare

Il mare resta la meta preferita degli italiani, ma si intravvede un interesse crescente per il turismo in natura: montagne, parchi e campagne, significano vivere esperienze legate alla stagione, dalla vendemmia alle passeggiate nei boschi. A spingere la scelta sono soprattutto i prezzi più contenuti e la possibilità di trovare località meno affollate rispetto a luglio e agosto.

I numeri Istat certificano la crescita

I dati diffusi da Istat a marzo 2026, relativi al 2024, danno una base statistica al fenomeno osservato in questi giorni. Le aziende agrituristiche attive in Italia sono 26.360, in aumento dello 0,9% rispetto al 2023 (231 strutture in più). Il valore economico del settore è salito del 3,3%, raggiungendo 1,93 miliardi di euro. La quota dei Comuni italiani che ospita almeno un’azienda agrituristica è arrivata al 64%.

Il Sud cresce

La dinamica geografica è disomogenea. Toscana e Provincia autonoma di Bolzano concentrano insieme il 35% degli agriturismi italiani, circa 9.300 aziende, mentre un ulteriore 37% si distribuisce tra Piemonte, Lombardia, Veneto, Umbria, Lazio, Emilia-Romagna e Marche. Il Mezzogiorno detiene solo il 20% delle strutture, ma è l’area con la crescita più sostenuta tra il 2023 e il 2024: +2,5% nel complesso, con la Sicilia che guida a +8,9%, seguita da Basilicata (+3,3%) e Campania (+2,2%).

Fattorie didattiche ed equitazione trainano le nuove attività

Il rapporto Ismea “Agriturismo e Multifunzionalità 2026”, basato su dati Istat, Eurostat e rilevazioni dirette nell’ambito della Rete Pac 2025-2027, ha aggiornato il quadro al 2025: 4,7 milioni di ospiti, 17,2 milioni di pernottamenti e il 54,8% dei visitatori proveniente dall’estero. Tra le singole attività, la crescita più marcata nel 2024 riguarda le fattorie didattiche (+12,2%), seguite dall’equitazione (+9%) e dalle osservazioni naturalistiche (+8,9%).

In pieno sviluppo anche il legame con le denominazioni: circa un terzo degli agriturismi italiani, il 33,9%, è oggi coinvolto nella produzione di almeno un prodotto Dop o Igp, con punte vicine al 70% in Valle d’Aosta.

La montagna rimane ancora di nicchia ma è in crescita – Immagine generata con A.I.

In Emilia-Romagna, nel solo bimestre gennaio-febbraio 2026, le presenze nelle aree appenniniche e collinari sono cresciute rispettivamente del 18,5% e del 9,3% rispetto allo stesso periodo del 2025, mesi tradizionalmente considerati morti per il turismo rurale.